Ti è mai capitato di ascoltare l’espressione “pendere in mano il destino della propria vita” oppure “prendere in mano la propria vita”?
Spesso queste espressioni sono usate dopo una delusione amorosa o un fallimento lavorativo.
Che cosa è successo?
Avevamo delle aspettative che sono state disattese, noi pensavamo che qualcuno avrebbe fatto qualcosa oppure che qualcosa si sarebbe sviluppata in qualche modo e invece le cose sono andate in modo diverso dalle nostre aspettative.
Ci eravamo affidati a qualcuno o a qualcosa e ora non ci fidiamo più.
Facciamo un passo indietro.
Da piccoli, c’era qualcuno che pensava a noi, di solito i nostri genitori.
Un bambino, nei primi mesi di vita, si accorge che per qualsiasi suo problema c’è qualcuno che provvede e risolve: fame, sete, stanchezza, noia, malattia.
Crescendo si accorge che esistono altre figure: la maestra, il professore, l’allenatore, il politico, il datore di lavoro, il sindacato, l’associazione.
Spesso a queste figure si aggiunge anche il partner.
Poi ci sono i medici, gli avvocati, i commercialisti e altri porfessionisti.
La nostra vita si trova così ad essere affidata a figure esterne a noi, fisiche o anche immateriali (es.le leggi, la religione, la morale, le consuetudini).
Per quanto noi possiamo studiare e imparare a padroneggiare tecniche e logiche, nessuno ci insegnerà a sviluppare autonomia, indipendenza.
Quando la vita scorre tranquilla, non ci accorgiamo della nostra dipendenza perchè crediamo di stare bene.
Spesso per stare bene si intende sentirsi in modo conforme a stereotipi che non abbiamo scelto ma che ci sono stati imposti in quanto più o meno gli unici che ci hanno proposto.
Può succedere che quando arriva una crisi, non ci sentiamo pronti ad affrontarla.
La nostra mente, anzichè cercare in modo automatico soluzioni, cerca colpevoli e si perde in giudizi, recriminazioni, condanne.
Quando non c’è una figura responsabile ce la prendiamo con Dio, con la fortuna o con noi stessi.
Sentiamo il diritto di prendercela con qualcuno perchè ci sentiamo delusi da che avevamo messo su un piedistallo e creando un mito.
In quei momenti ci lasciamo pervadere da valutazioni negative e stati d’animo depotenzianti.
Se riteniamo la crisi forte, è possibile che ci ribelliamo (alle nostre aspettative esterne) e ricorriamo a espressioni come “devo riprendere in mano la mia vita”.
Voglio ricordarti che la tua vita è sempre stata nelle tue mani.
Sei tu che pensi, decidi e agisci o reagisci.
Questo è il tuo potere personale.
Per quanto tu possa avere subito influenze da parte di genitori, insegnanti, politici, allenatori, datori di lavoro, colleghi, amici, sacerdoti, giornalisti… hai sempre la possibilità di filtrare ogni messaggio che ti arriva e quindi puoi decidere come pensare, come agire e come reagire.
Il tuo destino è sempre nelle tue mani.

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